SACRA  YMAGO

 

 

   La diffusione delle icone, oggi, sta fortunatamente resistendo al carattere transitorio delle mode. Ma vale la pena di chiedersi il perché della riproposta di una forma d’arte che si considera propria di un’altra confessione cristiana, e che in occidente è tramontata ormai da sette secoli.

   Sopravvissute nelle chiese cattoliche in pochi esemplari miracolosi, le icone, espressione della maniera greca, sono state, a partire dal Rinascimento, osteggiate e criticate per le forme innaturali e la scarsa aderenza alla realtà visibile.      

   Fino alla metà del ‘900, l’arte sacra ufficiale è stata obbediente alle regole di un classicismo di ispirazione raffaellesca, ma depurato da ogni paganesimo e distillato fino a farne un concentrato di devozione e pietismo. Ma a quest’arte, che trae spunto dal clima religioso della Controriforma, manca un’ispirazione veramente trascendente e a poco servono gli speciali effetti di luce per creare un’immagine veramente mistica. Per ‘’mistico’’ si intende qui un’espressione adeguata del mondo spirituale che crei un effettivo rapporto con il divino.

 

 

   D’altro canto, molti artisti contemporanei hanno affrontato tematiche religiose o, quantomeno, sono stati assillati dall’urgenza di esprimere, con nuovi e inediti mezzi, la loro spiritualità. Nonostante tali tentativi, tuttavia, l’arte contemporanea è e rimane fortemente individualista, nella ricerca personale e soggettiva del sacro, e sostanzialmente laica, nel modo autonomo di una ricerca decontestualizzata dalla Chiesa. Ammettendo pure che l’arte contemporanea possa davvero esprimere il sacro, rimarrebbe comunque non-cristiana o addirittura anti-cristiana.

Tuttavia sono proprio le avanguardie artistiche, nel recupero di forme “primitive”, genuine e pure, che riscoprono le icone bizantine e l’arte medioevale europea. Tuttavia il loro apprezzamento è puramente estetico, incapace di oltrepassare il semplice aspetto epidermico dell’immagine. Da qui deriva il pregiudizio sull’incapacità tecnica ed espressiva degli artisti medievali, la cui fede ignorante si manifestava in forme rudi ma nel contempo sincere.

 

 

   Nulla di più falso. L’eredità che ci viene dalle icone, è la rivelazione del mondo soprannaturale e la comunicazione delle Realtà ultime. E tale dimensione non è rappresentabile con un’arte realistica che si fermi all’aspetto delle forme sensibili. A tal fine, nel primo millennio del cristianesimo è stato elaborato, dagli stessi uomini di Chiesa, un linguaggio adeguato, trasfigurando il classicismo greco-romano attraverso l’apporto del simbolo. E’ il simbolismo il vero cuore dell’icona, la chiave di accesso all’Ineffabile, il solo mezzo di rappresentazione dell’Invisibile. Colori, vestiti, forme anatomiche, tutto è sublimato in modo che le forme della realtà naturale diventino veicolo dello Spirito. Per tale carattere essa è anche liturgica, poiché usa lo stesso simbolismo e contribuisce agli stessi fini della liturgia: la partecipazione al Regno di Dio e la santificazione dell’uomo.

   L’icona oggi, benché possa essere vista come qualche cosa di estraneo ed esotico, sopperisce invero ad una lacuna dell’arte sacra nel mondo contemporaneo, in quanto autentica espressione della fede cristiana.

 

 

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