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Arte Sacra |
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Ambito delicatissimo e di grande responsabilità, l’Arte Sacra è sempre stata la mia passione innata, unita ad una forte attrazione per la liturgia. Nel corso degli anni ho approfondito lo studio delle icone e dell’arte medievale europea, nonché dei riti della cristianità orientale, scoprendo una dimensione affascinante di spiritualità, ineguagliata da nessun altra epoca del cristianesimo. Al di là delle forme antinaturali e dell’oro, delle carnagioni verdi e delle inverosimiglianze prospettiche, dei gesti goffi e delle ingenuità narrative, si scopre l’esigenza di esprimere un messaggio che non è razionale né verbale, ma di pura contemplazione. L’arte medievale decanta le forme naturali e umane portandole all’essenziale. Un processo che non impoverisce la natura della sua apparenza visiva, ma la sostanzia e trasfigura nel simbolo, vera anima dell’icona. Il simbolo comunica nozioni non razionali o discorsive e nemmeno sentimentali, ma concetti indefinibili che solo l’anima sa leggere. L’antinaturalismo che potrebbe far apparire l’arte medievale meno seducente esteticamente e imparagonabile, nell’imitazione della natura, rispetto a quella rinascimentale, è frutto di una scelta cosciente dettata dall’esigenza di comunicare messaggi che un’arte tesa a riprodurre fedelmente la realtà visibile non sarebbe in grado di fare. Oserei parlare di un processo di “distillazione", che svela il lato spirituale del creato e soprattutto dell’umanità, anticipando la trasfigurazione finale del mondo. Parlo indifferentemente dell’arte medievale come delle icone del mondo ortodosso, poiché uno stesso spirito e una stessa volontà li accomuna al di là delle differenze regionali, di bottega o di tecnica. Molto spesso, attratti da un’eccessiva esterofilia e amore dell’esotismo, ci si dimentica che la maggior parte delle più antiche icone sopravvissute sono conservate a Roma, e che l’arte medievale europea è stata del tutto analoga a quella bizantina, con o senza una diretta influenza della pittura greca. La mia attività artistica si sta indirizzando verso questa eredità oscurata dal protagonismo della pittura post-giottesca, riscoprendo le icone del ‘200 toscano, i brandelli di affreschi delle nostre chiese romaniche, gli smalti di Limoges e l’oreficeria carolingia, parallelamente alla conoscenza del rito latino-gregoriano, tesoro rinnegato della liturgia occidentale. Le icone presenti nella galleria fotografica sono realizzate completamente a mano secondo i materiali, la tecnica e i canoni iconografici conservati dalla tradizione della Chiesa.
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